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Cinzia Bighellini

Cinzia Bighellini

Dalle arti marziali ai cartoons, insaziabile curiosa, ascolto il mondo che mi circonda in tutte le sue sfumature esprimendolo attraverso la scrittura, mia grande passione da sempre.

La suggestiva cornice del Castello scaligero di Villafranca di Verona ha ospitato, nella serata del 09 luglio, lo spettacolo "Eleganzissima" che ha visto una Drusilla Foer (Gianluca Gori), autrice e interprete, regina per una notte accompagnata dai musicisti Loris Di Leo al piano, Nico Gori al sax e clarinetto e in alcuni momenti alla chitarra classica da Franco Godi suo produttore e manager.

 

Lo spettacolo non è solo un racconto di viaggio con aneddoti della vita di Drusilla, ma soprattutto un'esplorazione di sentimenti ed emozioni che danno vita all'interpretazione di canzoni famose di artisti tra i quali Amy Winhouse, Don Backy, Enzo Jannacci e una struggente "I Will Survive" di Gloria Gaynor.

 

Un viaggio vero e proprio quello di Drusilla Foer dai natali in terra senese, a Cuba, Parigi, Chicago, Bruxelles, Madrid e New York dove ha dato vita a un negozio di abiti usati firmati chiamato "Second Hand Dru", nome dal significato equivoco, che Drusilla racconta di averne capito solo in un secondo momento la vera traduzione newyorkese, che è diventata "in poco tempo un punto di ritrovo di artisti, pensatori e rock star e persone semplicemente speciali"

 

La sagace comicità di Madame Foer, è trainante ma èla vena sottile che accompagna tutto il recital: la malinconia, più o meno a tratti evidenziata, che lascia nello spettatore l'impronta finale, come un timbro di chiusura.

 

Uno spettacolo che lascia ricchi dentro e la felice consapevolezza che esistono personaggi come Drusilla Foer, che conclude con una frase "non bisogna confondere la superficialità con la lievità". Non a tutti è dato comprenderne la differenza.

Organizzazione impeccabile come sempre quella di Eventi Verona.

La cornice ad una serata perfetta l'ha offerta il Teatro Romano di Verona, con la location il panorama e la temperatura graziata dal caldo dei giorni precedenti, il soggetto: il concerto dei britannici Incognito, una tra la band di acid jazz/jazz funk attualmente

attive, capitanata dal suo leader storico Jean-Paul "Bluey" Maunick, perno della formazione che ha visto alternarsi negli anni sassofonisti, bassisti, batteristi e vocalist di calibro internazionale.

Un Teatro Romano gremito di appassionati, che hanno saputo cogliere fin dall'inizio lo spirito del concerto all'insegna della fratellanza e della musica che abbatte ogni barriera, come ricorda "Bluey" nei suoi brevi monologhi introduttivi ai brani.

Gli stessi Incognito sono portatori sani del messaggio, un melting pot di origini culturali, etniche, che non poteva che riversarsi nella loro musica un mix di jazz, soul, funk, dando vita all'acid jazz.

Un concerto dai ritmi coinvolgenti e straordinari che sottolineano ancora un a volta lo spessore musicale e artistico degli Incognito, sul palco del live al Teatro Romano una formazione da brividi e dalle vibrazioni uniche.

Un crescendo musicale che ha travolto il pubblico e che ha portato tutto l'Anfiteatro Romano a ballare al ritmo dei brani più famosi della band.

La scaletta:

  • Parisenne Girl
  • Labour of Love
  • Only a Matter of Time
  • I See the Sun
  • When The Sun Comes Down
  • A Shade of Blue
  • Still a Friend of Mine
  • Colibri
  • The B&K &Supersonic Lord Sumo
  • 1975
  • As
  • (Stevie Wonder cover)
  • I Love What You Do for Me
  • Deep Waters
  • Don’t You Worry ‘bout a Thing
  • (Stevie Wonder cover)
  • Always There

 

In chiusura a ribadire il messaggio di pace, amore e fratellanza: Is This Love (Bob Marley & The Wailers.)

 

 

Organizzazione impeccabile come sempre quella di Eventi Verona.

L’edizione 2023 del Festival della Bellezza ha ospitato, sul palco del Teatro Romano di Verona, Patty Pravo con il suo Minaccia Bionda Tour.

L’incipit della serata è stata la canzone “Scende la pioggia ma che fa” il brano di Gianni Morandi del ‘68, infatti all’inizio del concerto la pioggia è scesa e al secondo brano un “fuggi fuggi” generale che non ha comunque fermato l’anima ribelle di Patty Pravo, che ha avuto ragione anche del tempo.

Lo spettacolo in tour è un diario di viaggio attraverso i mille colori e sfumature della lunga carriera della cantante, assoluta interprete del suo tempo ma anche oltre mai etichettabile.

Brani storici alternati a quelli più recenti e sperimentali e una scenografia perfetta, hanno dato vita ad una serata intimista che ha coinvolto il pubblico.

Nicoletta Strambelli e Patty Pravo due anime in un corpo solo, il risultato non poteva che essere uno spirito libero, anticonformista. carismatico quasi algido come quello dell’iconica artista.

 

L'edizione 2019 del Festival della Bellezza -"L'Anima e le Forme" offre un cartellone ricco di appuntamenti, come l’esibizione del maestro Nicola Piovani nella suggestiva cornice del Teatro Romano di Verona accompagnato da una ensemble composta daMarina Cesari al sax/clarinetto, Pasquale Filastò al violoncello/chitarra, Ivan Gambini alla batteria/percussioni, Marco Loddo al contrabbasso, Rossano Baldini alle tastiere.

"La musica è pericolosa" è un viaggio nei ricordi, nelle sensazioni e nella frase pronunciata a suo tempo da Federico Fellini chesi ritrova il significato del concerto. E' lo stesso Piovani che spiega come debba essere intesa la frase nella sua eccezione positiva: una sensazione di spaesamento quasi adolescenziale simile al primo innamoramento.

Gli aneddoti legati alle celebri composizioni del maestro Piovani svelano lati poco conosciuti dei registi con cui ha lavorato, come: Federico Fellini, che amava ascoltare di tutto durante le sedute di composizione, sedute quasi terapeutiche dove il regista lasciava andare la mente e la fantasia; Mario Monicelli con cui invece le sedute erano veloci e istintive.

Nicola Piovani racconta anche quando, seduto al pianoforte, accarezza i tasti e subito le note prendono il colore dei film di successo come: "L'intervista" e "Ginger e Fred" di Federico Fellini, "Il Marchese del Grillo"  e "Speriamo che sia femmina" di Mario Monicelli, "Jamon Jamon" di Bigas Luna.

L'amore per la musica del maestro Piovani è palpabile e come in un'ipotetica lezione, sale in cattedra e illustra come la forza della musica arrivi dall'antichità, ricordando il potere del canto delle sirene sconfitte da Orfeo o il ballo con cui Salomè concupì Erode proponendo un dittico "Partenope" e"La danza dei sette veli", accompagnati dai disegni di Milo Manara proiettati sullo schermo di scena.

Il viaggio prosegue e il pensiero si ferma su Marcello Mastroianni e sulla canzone "Caminito" cantata sul set del film argentino del 1993 "De eso no se habla" o ricordando le sensazioni provate da adolescente quando sentiva arrivare la banda per i festeggiamenti del santo patrono, ricordi diventati spunto per l'aria d'ingresso negli spettacoli di Roberto Benigni come la melodia ripetuta delle campane di un convento detto "suore di Ivrea", MI FA SOL, che venne inserita come rif nella canzone di Fabrizio De André "Storie di un impiegato".

In chiusura bis con la colonna sonora del film "La vita è bella".

Un concerto non concerto quello di Nicola Piovani quasi uno storytelling che ha saputo trasportare il Teatro Romano in un viaggio immaginario di sentimenti e sensazioni.

Un applauso all’organizzazione IDEM sempre attenta alla qualità e alla “bellezza”.

Al Modus - Spazio cultura nuovo appuntamentocon la rassegna Great Acustics, percorso dedicato all'universo del cantautorato e alla musica blues, etno, folk. Ospite della serata Massimo Coppola accompagnato da Marco Mottola al contrabbasso, Stefano Naclerio alsassofono, Beppe Gioacchini alle percussioni.

A un anno dalla presentazione del terzo album "Cristallino" edito da Freecom, il primo "The Answer" (2011) e il secondo "Sinceri Oroscopi" (2013), Massimo Coppola ripropone sul palco del Modus, brani in una versione più jazz grazie all'aggiunta del sassofono di Stefano Naclerio.

"Cristallino" è un album a tratti crudo e a tratti aperto ai “sogni”, perchè l'uomo per natura è un sognatore, intrappolato nelle catene di una società che illude e disillude un po’ l'antitesi dei buoni sentimenti. Il genere umano alla fine è la somma di ciò che è positivo e di ciò che è negativo, yin e yang, nell'eterna ricerca dell'equilibrio, come nei brani "La pace interiore" e "Controtempo".

Con i brani "L'embolo è il sintomo" e "Lotte"  il pensiero corre al film "Un giorno di ordinaria follia"  (film del 1993 diretto da Joel Schumacher), l'esplosione o l'implosione dell'anima, il punto di non ritorno.

Ma la sua musica è aperta alla speranza e ai sogni come in "Ancora Stelle" perché "...il mondo è ancora di chi ride", "Percorrere" o"Sano come un pesce" emblema dell'album.

Nella serata hanno trovato posto anche rivisitazioni significative per l’animo dell’artista, come "Pale Shelter" dei Tears for Fears, "Maronna Mia" Pino Daniele, "Stella di Mare" Lucio Dalla, "Mad World" Roland Orzabal cantata in coppia con la brava Silvia Falivene.

Un album che può essere considerato come un vino da meditazione e un ottimo spunto di riflessione.

La splendida cornice della Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico ha ospitato una delle più importanti interpreti e autrici del panorama soul, jazz e R&B del Regno Unito: Sarah Jane Morris accompagnata dai chitarristi Tony Remy e Tim Cansfield.

L'occasione: la presentazione del disco "Sweet Little Mystery. The songs of John Martyn", nel quale, la cantante e autrice britannica, con la collaborazione di Tony Remy, ha voluto rendere omaggio al musicista scozzese John Martyn, indiscusso talento dalla vita travagliata che ha spaziato dal folk al blues al jazz, scomparso nel 2009.

Una sala gremita ma allo stesso tempo "intima", ha potuto godere della potenza vocale ed emotiva di un'artista che sa trasmettere catturando, come in un ipotetico abbraccio, il pubblico  in un viaggio non solo musicale ma anche sensoriale.

I brani introdotti dalla stessa Sarah Jane Morris e legati in qualche modo a episodi della sua vita familiare, sono stati: "Into my Arms" - Nick Cave, "Fell The Love" - Morris/Barker, "Imagine" John Lennon, "Piece Of My Heart" - Jerry Ragovoy, "I Shall Be Released" - Bob Dylan e di John Martyn "Couldn't Love You More", "Head and Heart", "Call Me", "Over the Hill", "Solid Air", "One World", "Sweet Little Mystery", "May You Never", "Don't Wanna Know".

Nel monologo finale l'artista ha lasciato il segno anche con le parole  sottolineando come tutti siano una comunità e non esseri sé stanti.

Sarah Jane Morris ha chiuso una serie di tre concerti dedicati alla musica jazz, il primo "Some Old Songs" sulle origini del jazz, il secondo "Ballads Open Trion" con Rossana Casale

L'organizzazione affidata a Omnia Events and More  e Associazione Ezechiel ha visto in Tiziano Brusco un anfitrione ad hoc, che ha saputo trasmettere l'entusiasmo e l'essenza dell'iniziativa.

 

Nel folto calendario del Modus - Spazio Cultura non poteva mancare la serata dedicata a Pier Paolo Pasolini con il recital "Tutto il mio folle amore" presentato per la prima volta nel 1989 da Grazia De Marchi voce, arrangiamenti e pianoforte, Giannantonio Mutto, fisarmonica Luca Degani e introdotto da Enrico De Angelis.

La proposta, riconducibile al filone del teatro canzone, è un percorso nei testi di Pier Paolo Pasolini scritti appositamente per canzone o arrangiati in sede postuma da interpreti di rilievo tra i quali Domenico Modugno, Sergio Endrigo, Giovanna Marini, Piero Piccioni, Piero Umiliani, Ettore De Carolis, Manos Hadjidakis.

Grazia De Marchi ha saputo interpretare la lucida follia, la crudeltà e le verità di Pasolini come in"Il soldato di Napoleone", "Ballata del suicidio", "Cristo al mandrione", "Marcrì Teresa detta pazzia", "Il valzer della Toppa", "Danze della sera", "Cosa sono le nuvole", "I ragazzi giù nel campo", "C'è forse vita sulla terra", traducendo la poesia in canzone restando fedele al “sentire” dello stesso Pasolini chiudendo la serata con: “Lamento per la morte di Pasolini" di Giovanna Marini 

Il Modus da un anno sta dando uno “scossone” all’immobilismo culturale che vive negli spazi spettacolo di Verona e il suo interland, dimostrando di avere un cartellone ricco di proposte di qualità.

È importante sostenere, chi come il Modus, ha investito economie in progetti culturali di rilievo, basterà fare una libera donazione anche on line seguendo le indicazioni sulla pagina di riferimento: https://modusverona.it/contatti/#sostieni

Dal 4 al 7 dicembre al Teatro SS. Trinità va in scena il nuovo spettacolo di Alberto Rizzi con Diego Facciotti e Chiara Mascalzoni prodotto da Ippogrifo Produzioni, con il patrocinio della Provincia di Verona e dell'Associazione Alzheimer Italia - sezione di Verona.

Liberamente ispirato alla vita di Riccardo III d'Inghilterra, lo spettacolo conduce il pubblico in un percorso spazio-temporale non ordinato, nel quale il fulcro del tutto sono i sentimenti e quanto questi vadano oltre la malattia.

"Riccardo Perso" è un ossimoro dei sentimenti, una storia di coraggio per chi si trova ad affrontare una malattia cognitiva degenerativa come l'Alzheimer, tradotta sul palcoscenico nella sua 50esima regia da Alberto Rizzi, con una tale delicatezza da permettere al pubblico di metabolizzare il messaggio senza risultare oppressivo, cercando di fornire una chiave di lettura nell' "ABC emotivo" di tutta la storia.

Chiara Mascalzoni e Diego Facciotti, interpreti non tanto dei personaggi ma di un circuito emozionale, nel quale, forse, “sta peggio chi sta meglio”.

Chiara Mascalzoni, moglie, amante, infermiera, madre in un mix di ironia, sarcasmo e dolore nell'affrontare il decadimento mentale di chi si vuole bene e si ama.

Diego Facciotti nel Riccardo III porta l'essenza della fragilità umana, inconsapevole latore di una lettera che non ha fine o che forse si ripete all'infinito.

Non meno importante la costruzione e le soluzioni sceniche, una struttura che ruota e si modifica in velocità adattandosi ai numerosi flashback durante lo spettacolo, la stessa velocità con cui gli attori cambiano i costumi in scena.

Sold-out per il debutto, che ha visto un pubblico attento composto non da “abbonati” di una stagione teatrale di cui non conoscono neanche il programma, ma da fruitori del teatro a cui resta solo che emozionarsi.

Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II "Ordinatio Sacerdotalis"

Venerabili Fratelli nell'Espiscopato

"1. L'ordinazione sacerdotale, mediante la quale si trasmette l'ufficio che Cristo ha affidato ai suoi Apostoli di insegnare, santificare e governare i fedeli, è stata nella Chiesa cattolica sin dall'inizio sempre esclusivamente riservata agli uomini......."

e la parola uomini non è intesa come essere umano, ma come identità di sesso maschile.

Il millenario dibattito del ruolo della donna nella chiesa cattolica, è il soggetto principale dello spettacolo "Sic Transit Gloria Mundi", che per il terzo anno consecutivo, viene replicato a Verona, quest'anno al Teatro SS. Trinità.

Prodotto da Ippogrifo Produzioni, produzione cine-teatrale indipendente, scritto e diretto da Alberto Rizzi e interpretato da Chiara Mascalzoni, "Sic Transit Gloria Mundi" èun monologo dissacrante sulla veste della donna nella chiesa cattolica, che in un futuro non tanto prossimo, ipotizza la possibilità dell'elezione di un Papa di sesso femminile.

Un argomento scottante, affrontato senza inutili faziosità sessiste, che sfiora con ironia la storia e i fatti, contrapponendo le aberrazioni compiute nei secoli dagli alti prelati nella sascralità del loro ruolo.

La sapiente ironia di Chiara Mascalzoni accompagna il pubblico in questo j'accuse, cucendosi addosso il ruolo di narratrice e interprete.

Punto di forza dello spettacolo, una scrittura semplice senza sovrastrutture ideologiche o filosofiche di sorta, che cattura il pubblico fin dall'inizio.

Prodotto a marzo 2016, in questi tre anni lo spettacolo si è aggiudicato diversi premi tra i quali il secondo posto al Premio Cervi nel 2016 (Reggio Emilia), miglior interpretazione al Doit Festival 2017 (Roma), selezionato per l' Avignone Off 2018.

Chiuso il sipario, "Sic Transit Gloria Mundi", lascia parlare di se concedendo al pubblico ampi spazi di riflessione, una vera rarità nell’attuale povertà drammaturgica dei programmi teatrali veronesi e nazionali.

 

Un elogio particolare a Ippogrifo Produzioni, che senza alcuna sovvenzione statale, riesce a coinvolgere un pubblico sempre più vasto in operazioni di successo. 

La suggestiva cornice del Teatro Romano è stata travolta da un'onda anomala di nome Patty Pravo, che ha scelto Verona per chiudere il tour estivo ".....La cambio io la vita che...".

Un concerto particolare, organizzato da Azzurra Music nota etichetta discografica, che ha visto nella prima parte la Ragazza del Piper, accompagnata dall'Orchestra dei Colli Morenici diretta da Mauro Ottolini, cantare brani di Leo Ferrè "Piccino", "Col tempo" di Jaques Brel "Canzone degli Amanti" (testo italiano di Sergio Bardotti e Duilio Delprete), "Non andare via" (adattamento in italiano di Gino Paoli di "Ne me quitte pas"), "A Modo mio" cover di My Way di Frank Sinatra, "Tutt'al più" (Franco Migliacci e Piero Pintucci, "Dove andranno i nostri fiori" cover di Where Have All The Flowers Gone? scritta dal cantautore statunitense Pete Seeger e interpretata da Marlene Dietrich.

Il la al concerto è stato dato dalla cantante che, con voce fuori campo, ha recitato la prima strofa di "Concerto per Patty" per poi accedere sul palco serafica ed eterea, in abito nero, capelli raccolti.

Patty Pravo è prima di tutto un'icona, l'accordo con l'orchestra non è tra i migliori, i maestri compensano qualche indecisione della cantante, ma alla fine del brano il pubblico, che ha riempito ogni angolo del Teatro Romano, in maggioranza una versione “over-fan”, è in delirio da standing ovation, perchè ormai è amore vero quello che lega la cantante al suo pubblico, che le dedica proclami chiamandola sempre “Nicoletta”.

Una sistemazione non molto felice del palco, ha impedito a metà del pubblico di vedere “Patty”, coperta dalla postazione del maestro Ottolini, che con intelligente goliardia, ogni tanto girovagava per il palco.

La seconda parte ha visto una Patty Pravo sicuramente più a suo agio nei brani, tanto da sfoggiare una voce che inizialmente sembrava non le appartenesse più.

La Ragazza del Piper è sfrontata nel parlare con il pubblico, che ora la può ammirare in toto, perchè il palco è tutto suo e della band.

I pezzi proposti sono ormai nel “dna” della cantante e dei presenti: "La Bambola" (1970 -Ruggero Cini-Franco Migliacci- Bruno Zambrini), "Se perdo Te" (1967 - cover del brano The Time Has Come - Paul Korda e tradotta in italiano da Sergio Bardotti), "Orient Express" (2004 - Nicoletta Strambelli-Edoardo Massimi-David Gionfreddo-Claudio Clementi), "E dimmi che non vuoi morire"  (1997 - Vasco Rossi testo e Roberto Ferri-Gaetano Curreri musica), "La Viaggiatrice - Bisanzio" (1989 - Paolo Dossena-Patty Pravo-Tony Carnevale), "Cieli Immensi" (2016 - Fortunato Zampaglione), "Nuvole" (2016 - Gianni Skip), "Pensiero Stupendo" (1978 - Ivano Fossati-Oscar Prudente), "Pazza Idea" (1973 - Maurizio Monti-Giovanni Ullu-Paolo Dossena).

Ovazione da stadio alla fine del concerto, perchè al suo pubblico non importa se le esecuzioni non sono state perfette, Nicoletta è Nicoletta.

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